Terrazzamenti ripidi sopra la Valtellina, e un clone locale del Nebbiolo che quasi nessun visitatore conosce.
Le viti della Valtellina crescono su terrazzamenti stretti scavati in pendii ripidi sopra la valle dell’Adda, ancora in gran parte lavorati a mano perché i macchinari non riescono ad arrivarci — tra i paesaggi vitivinicoli più spettacolari d’Italia. Il vitigno è la Chiavennasca, nome locale di un clone del Nebbiolo, la stessa uva di Barolo e Barbaresco.
Sondrio → Chiuro → Tirano: circa 31 km, circa 40 minuti di guida — abbastanza breve da combinare con una tappa sul Lago di Como stesso.
Nino Negri, Ar.Pe.Pe., Fay e Mamete Prevostini lavorano tutte la Chiavennasca su questi terrazzamenti, e tutte e quattro richiedono un appuntamento. Altre quattro si aggiungono sulla nostra mappa: Aldo Rainoldi a Chiuro, con un numero dedicato all’ospitalità; Triacca alla Tenuta La Gatta, un convento del Cinquecento a Bianzone con pranzi e picnic in vigna; Plozza a Tirano, con degustazioni dal martedì al sabato; e Dirupi, una minuscola cantina di culto a Ponte dove bisogna avvisare prima o si rischia di non trovare nessuno. In questa parte della guida non ci sono visite senza prenotazione, quindi organizzati in anticipo.
Tirano è il capolinea italiano del Trenino Rosso del Bernina, la linea patrimonio UNESCO che da St. Moritz attraversa le Alpi — e la sala degustazione di Plozza è proprio in paese. Un raro modo senza auto di unire montagne svizzere e Nebbiolo alpino in una sola giornata.
Geograficamente questi vigneti si trovano sopra i rami settentrionali del lago, quindi la Valtellina funziona bene come aggiunta a un itinerario sul Lago di Como piuttosto che come viaggio a sé.