Piemonte

Roero, l'altra riva del Tanaro

Roero e Barolo coltivano lo stesso vitigno sulle due rive del Tanaro. Quello che cambia da una sponda all'altra sta soprattutto nel terreno: nelle colline del Roero c'è molta sabbia, e la si ritrova tanto nei vini quanto nel paesaggio.

Si può passare una settimana nelle Langhe senza mai attraversare il ponte. Chi lo attraversa trova un Nebbiolo dalla struttura più leggera, un bianco che negli anni Sessanta era quasi scomparso e pareti di sabbia che lasciano la geologia della zona sotto gli occhi di tutti.

Dove si trova, e perché il fiume conta

Il Roero sta sulla riva sinistra del Tanaro, a nord di Alba, in provincia di Cuneo. Barolo e Barbaresco stanno sulla destra, sulle colline delle Langhe. Il fiume segna il confine tra le due zone, e i suoli delle due rive non sono gli stessi.

Il disciplinare ammette per il Roero DOCG terreni argillosi, calcarei, sabbiosi e le loro combinazioni; a distinguere la zona è soprattutto la sabbia. Il presidente del Consorzio del Roero descrive questi suoli come più giovani di quelli delle Langhe, con la sabbia accanto alla marna: un caso, dice, unico nel Piemonte meridionale, a cui attribuisce il carattere spesso minerale sia dell'Arneis sia del Nebbiolo.

La sabbia drena in fretta e trattiene poca acqua, e questo tende a frenare il vigore della vite. Su questi terreni il Nebbiolo dà in genere vini più profumati e meno massicci di quelli che nascono sulle argille e sulle marne dell'altra riva.

La zona di produzione comprende per intero Canale, Corneliano d'Alba, Piobesi d'Alba e Vezza d'Alba, e in parte altri quindici comuni, tra cui Montà, Pocapaglia, Guarene e Santo Stefano Roero.

Le Rocche: l'erosione a vista

Nel cuore del Roero le colline morbide lasciano il posto a pareti di sabbia chiara e gole profonde. Le chiamano Rocche, e corrono lungo una dorsale al centro della zona.

Le ha scavate l'erosione, dopo che il Tanaro aveva cambiato percorso: i geologi le legano alla cosiddetta "cattura del Tanaro", quando il fiume deviò il suo corso. Per proteggerle la Regione Piemonte ha istituito nel 2003 l'Ecomuseo delle Rocche del Roero, con sede a Montà e una rete di sentieri tematici.

Le Rocche valgono la deviazione non solo per il panorama. Dove i versanti sono franati, le pareti mettono a nudo la sabbia su cui poggiano le vigne, e i solchi che le incidono mostrano quanto poco basti all'acqua piovana per spostarla. Il suolo che il disciplinare nomina in astratto qui si vede in sezione, senza bisogno di scavare.

Il Roero DOCG: cosa promette l'etichetta

Il Roero è nato DOC nel 1985 ed è diventato DOCG con un decreto del dicembre 2004. Le regole sono poche, e vale la pena conoscerle.

Il Roero rosso deve avere almeno il 95% di Nebbiolo. Non può essere messo in commercio prima di 20 mesi di invecchiamento, di cui 6 in legno, a partire dal 1° novembre dell'anno di vendemmia. Il Roero Riserva ne chiede 32, sempre con almeno 6 in legno. La resa massima è di 8 tonnellate di uva per ettaro. Per il rosso sono esclusi i versanti esposti a nord.

Il rosso conserva l'impianto del Nebbiolo, acidità alta e tannino deciso, ma sulla sabbia tende ad avere meno peso del Barolo e a farsi bere prima. I profumi citati più spesso sono la ciliegia rossa e la rosa appassita; il tannino è di solito a grana fine più che pesante. Con un invecchiamento minimo così breve, arriva anche prima sul mercato.

Il Roero Arneis deve avere almeno il 95% di Arneis. Esistono anche una Riserva, che esce dopo almeno 16 mesi, e una versione spumante. A differenza del rosso, l'Arneis non è escluso dai versanti a nord: il divieto riguarda il Nebbiolo, un'uva tardiva che ha bisogno delle esposizioni più calde.

Arneis, il bianco che stava per sparire

All'Arneis si associano di solito la pera e i fiori bianchi, a volte con una leggera nota di mandorla in chiusura, e un'acidità in genere moderata. Accanto a un Sauvignon, spesso più tagliente e più erbaceo, risulta di norma più rotondo e meno intenso al naso. Il suo interesse sta nella consistenza e nell'equilibrio più che nella potenza aromatica.

Ha rischiato di scomparire. Nel 1967 Alfredo Currado, di Vietti, cantina del Barolo, decise di imbottigliarlo da solo invece di lasciarlo sparire nei tagli, e quella bottiglia viene di solito indicata come l'inizio della rinascita del vitigno.

Un nome torna sempre, nella storia di quest'uva: Renesio, vicino a Canale. Quando il Consorzio ha tracciato la mappa delle sue zone di vigna, Renesio è stato indicato come il luogo legato all'origine dell'Arneis, e tre zone vicine possono aggiungerne il nome al proprio. In etichetta rimanda alla collina a cui si fa risalire la storia del vitigno; il Vigna Renesio di Malvirà porta quel nome.

Tre cantine per una prima traversata

Malvirà, a Canale. La famiglia Damonte, con i fratelli Massimo e Roberto, coltiva 43 ettari nel cuore del Roero e firma alcuni degli Arneis di riferimento della zona, tra cui il Vigna Renesio, oltre al Roero Riserva Mombeltramo. Gestisce anche Villa Tiboldi, un wine resort tra le vigne. Visite e degustazioni su appuntamento.

Vietti, a Castiglione Falletto. A rigore sta sull'altra riva, in terra di Barolo. Ma è lì che è cominciato l'Arneis moderno, e un Roero Arneis fa ancora parte della gamma. Assaggiare il Barolo e l'Arneis della stessa casa nella stessa visita mette sul tavolo l'uva principale di ciascuna riva. Degustazioni su prenotazione.

Ceretto, vicino ad Alba. Il suo Arneis Blangé esce come Langhe DOC, ma le uve vengono da Canale, Castellinaldo e Vezza d'Alba, tutti comuni del Roero. Il padiglione di degustazione in vetro, The Berry, si affaccia sulle vigne. Visite su appuntamento.

Malvirà → Vietti → Ceretto →

Quando andare e come organizzarsi

Il Roero rende meglio come mezza giornata prevista fin dall'inizio in un viaggio nel Barolo, con gli appuntamenti fissati prima, che come sosta aggiunta a fine giornata. Come sull'altra riva, quasi tutte le cantine ricevono solo su appuntamento. La guida su come prenotare le visite tra Barolo e Barbaresco vale anche qui. Per chi compra, Decanter ha descritto il Roero come una fonte ritrovata di Nebbiolo dal rapporto qualità-prezzo molto favorevole.

L'autunno è la stagione più ovvia, con la vendemmia in corso e le colline che cambiano colore. La primavera è più quieta e più verde, il momento giusto per i sentieri delle Rocche.

Barolo e Barbaresco hanno costruito l'immagine internazionale di questo angolo di Piemonte, e chi arriva tende a misurare tutto il resto su di loro. Il Roero va letto con i suoi criteri: un Nebbiolo cresciuto su suoli più giovani e più sabbiosi, e un bianco che deve la sua sopravvivenza a una scelta fatta nel 1967. Il modo più semplice per capire la differenza è aprire un Roero e un Barolo della stessa annata uno accanto all'altro, e cercare che cosa ha cambiato la sabbia.

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